Frammenti di vita in Africa


 
PAPÀ BERTIN
 
Da un po’ di tempo mi è tornato vivo dentro un incontro fatto in Africa alcuni mesi fa. A Djoli, piccolo, sperduto e povero  villaggio del sud del Ciad vi è una nostra missione con 4 sorelle. Il prete è raro da quelle parti e molta attività pastorale viene portata avanti da un anziano catechista padre di 10 figli: papà Bertin. Una sera venne a trovarmi alla Missione, perché da tre giorni non lo vedevo alle 5 e 30 alla Liturgia mattutina della Parola e dato che un grande affetto ci lega avevo chiesto di lui a varie persone. Venne con il machete in mano, la vecchia camicia a scacchi che quattro anni prima gli avevamo regalato appiccicata al suo scarno costato madido di sudore, un paio di pantaloni logori e in più punti strappati che facevano fatica a star su anche se appesi ai suoi fianchi di povero cristo da una corda: venne con un sorriso grande ma venato di tristezza...
Strinsi forte le sue mani callose e poi fu un abbraccio lungo,  ma che non riuscì a cancellare dal suo volto tutta la fatica di una giornata passata in foresta a far legna senza né ascia né sega e che dal mio volto non riuscì a non far trasparire il disagio-vergogna di aver legna sufficiente in casa...
“Come va?...” “Hanno scoperto il diabete a uno dei miei figli nel nostro piccolo dispensario qui nel villaggio ed ora mi hanno detto che devo portarlo all’ospedale in città perché è grave...per pagare il viaggio ho pensato di fare dei fasci di legna e poi portarli all’alba sulla pista dove passano i camion che salgono verso la capitale dove è raro trovare del combustibile per accendere il fuoco... se  riesco a venderli, se lavoro duro tutta la giornata,  tra 20 giorni potrei avere il denaro che mi occorre e partire...” “E per le medicine come farai?...” “Vendo le due capre che abbiamo...” “Possiamo darti una mano?...” “ Sì, se potete, grazie, ma, soprattutto, dimmi se è una preghiera sbagliata quella che da anni faccio ogni giorno...: ogni giorno chiedo al Signore di scegliere tra i miei figli un suo sacerdote...sarei disposto a vendere anche il bue che ci serve per arare i campi pur di pagargli il seminario e a tirare io a mano l’aratro pur di vedere uno dei miei figli leggere il Vangelo, spiegarlo alla gente e consacrare il Pane che nutre per il Cielo...”.  Davanti a me non vedevo più un  boscaiolo negro, ma una quercia dai rami possenti slanciati come braccia verso l’alto... e mi sentivo piccola e completamente afona... Lo riabbracciai forse per nascondere il viso tra la camicia a scacchi e nascondere le lacrime tra il sudore del suo petto... Dopo un tempo lungo di silenzio sentii di poter dire:”Penso sia una grande preghiera...la preghiera più grande, perché offri a Dio sangue del tuo sangue  e Dio in uno dei tuoi figli o in uno dei figli dei tuoi figli esaudirà questo tuo desiderio, ne sono certa...”.
Mi pare di rivedere il  suo volto: oh, sì, il suo volto si illuminò veramente d’immenso e fu ancora un abbraccio, un abbraccio che come incenso salì al Dio di Abramo, al Dio di Isacco, al Dio di Giacobbe, al Dio di Bertin...
Ci lasciammo senza più una parola. Al mattino dopo il suo  nipotino più giovane mi portò tre uova e una ciotola di arachidi da parte del nonno...
                            Sr. Petra